Uno studio innovativo ha esplorato i confini della neurofisiologia neonatale utilizzando la musica di J.S. Bach come "banco di prova".
Invece di semplici suoni isolati, i ricercatori hanno esposto i neonati a stimoli musicali complessi e naturalistici per capire come il cervello umano, appena venuto al mondo, inizi a dare un senso a ciò che ascolta.
Il dettaglio della ricerca
Lo studio si è svolto presso l'Ospedale Szent Imre di Budapest, coinvolgendo 49 neonati sani (estratti da un gruppo iniziale di 64).
I piccoli, di età compresa tra 0 e 2 giorni, sono stati testati in uno stato di sonno naturale, garantendo il massimo comfort e il rispetto dei protocolli etici di Helsinki.
Ecco i passaggi:
- verifiche preliminari: ogni neonato ha superato test audiometrici per confermare un udito perfetto;
- hardware di precisione: per la cattura dei segnali cerebrali è stata utilizzata una cuffia EEG a 64 canali con elettrodi passivi ad acqua salata, ideale per la pelle sensibile dei neonati.
Il ritmo vince sulla melodia
Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca è una dissociazione precoce tra la percezione del tempo e quella del tono.
Mentre i neonati dimostrano una capacità sofisticata nel tracciare le regolarità ritmiche e statistiche, la loro sensibilità alla melodia (l'altezza delle note) appare quasi assente:
- il ritmo: i neonati non si limitano a seguire un battito costante, ma estraggono anche attivamente schemi complessi per prevedere "quando" accadrà la prossima nota;
- la melodia: nonostante la musica occidentale sia ricca di variazioni tonali, il cervello neonatale non sembra ancora in grado di elaborare queste differenze con la stessa profondità, né a livello basico né a livello computazionale elevato.
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Perché i neonati sono così abili nel prevedere il ritmo? Lo studio ha analizzato due ipotesi:
- l'apprendimento in utero: l'esposizione alla musica durante la gestazione;
- l'apprendimento statistico rapido: un meccanismo innato di calcolo delle probabilità.
Attraverso analisi comparative, è emerso che i neonati utilizzano un apprendimento statistico automatico: riescono a distinguere tra una sequenza musicale reale (strutturata) e una casuale, basandosi sulla relazione temporale tra le note passate per anticipare quelle future.
Dunque, sembra che il cervello umano nasca già "cablato" per identificare strutture d'ordine superiore nel tempo.
Le radici biologiche e l'ambiente fetale
L'origine di questa superiorità ritmica potrebbe risiedere nell'ambiente uterino, che è un vero e proprio "laboratorio di percussioni":
- battito cardiaco materno (stimolazione uditiva);
- andatura della madre (stimolazione vestibolare).
Si tratta di ritmi biologici costanti agiscono come un'impalcatura che prepara il feto a organizzare il mondo in segmenti temporali.
Al contrario, il tono della voce o della musica arriva al feto filtrato dal corpo materno (effetto "passa-basso"), attenuando i dettagli melodici e ritardando la maturazione della sensibilità alle altezze.
Confronto evolutivo: umani e primati
Lo studio ha gettato un ponte tra specie diverse. Confrontando i neonati umani con le scimmie (macachi) e gli adulti, è emerso un pattern filogenetico:
- umani e scimmie: entrambi mostrano una sensibilità simile alla "sorpresa temporale" (ritmo), ma non a quella tonale;
- adulti umani: sono gli unici a mostrare una sensibilità bilanciata tra ritmo e melodia.
I risultati indicano che il ritmo è un segnale percettivo primordiale, conservato nell'evoluzione dei primati, mentre la piena comprensione della melodia è un traguardo che richiede maturazione cerebrale ed esposizione culturale.
Implicazioni funzionali della scoperta
Perché è importante che un neonato riconosca il ritmo? Non è solo una questione di "piacere musicale".
La capacità di tracciare il tempo, infatti, è fondamentale per:
- orientare l'attenzione: capire quando prestare ascolto;
- organizzare comportamenti vitali: coordinare la suzione, il respiro e, in seguito, la vocalizzazione e il linguaggio.
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In sintesi, nasciamo come esseri ritmici: la nostra capacità di "andare a tempo" è un meccanismo di sopravvivenza innato, mentre il gusto per la melodia è un fiore che sboccia più tardi, nutrito dall'esperienza e dalla crescita.
Fonti:
PLOS Biology - Human newborns form musical predictions based on rhythmic but not melodic structure