Il caldo non rende soltanto più difficile restare seduti per ore in classe: quando le temperature salgono molto, può incidere anche sulla capacità di concentrarsi, ragionare e mantenere l’attenzione. È uno dei problemi che possono accompagnare il rientro a scuola durante periodi ancora caratterizzati da temperature elevate, soprattutto negli edifici poco ventilati o privi di sistemi adeguati per limitare il surriscaldamento.
Secondo una revisione sistematica di 14 studi citata dalla fonte, l’aumento della temperatura nelle aule è associato a un peggioramento delle prestazioni scolastiche, con effetti particolarmente evidenti nei compiti di tipo logico-matematico e nelle attività che richiedono ragionamenti complessi.
In uno degli esperimenti considerati, la riduzione della temperatura in aula da 30°C a 25°C è stata accompagnata da un miglioramento immediato delle prestazioni degli studenti, sia nella logica sia nelle competenze linguistiche.
Il problema non riguarda però soltanto il rendimento. Nei bambini e negli adolescenti il caldo intenso può favorire anche disidratazione, stanchezza, irritabilità, mal di testa e sonnolenza, fino a condizioni più serie quando l’organismo non riesce più a dissipare efficacemente il calore.
Cosa succede al corpo quando in aula fa troppo caldo
Quando la temperatura ambientale aumenta, l’organismo mette in funzione diversi meccanismi per evitare che la temperatura corporea salga eccessivamente. Il flusso di sangue verso la pelle aumenta e la sudorazione diventa uno degli strumenti principali per disperdere calore.
Questo sistema funziona soprattutto quando il sudore riesce a evaporare. In una stanza molto calda, umida e affollata, però, il processo può diventare meno efficace. Il corpo deve quindi impiegare maggiori risorse per mantenere stabile la temperatura interna, mentre aumenta la sensazione di affaticamento.
A scuola questo può tradursi in una serie di disturbi apparentemente comuni: sonnolenza, stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione e mal di testa. Quando queste condizioni persistono per diverse ore, anche seguire una spiegazione, ricordare informazioni o affrontare un esercizio impegnativo può diventare più difficile. Il calore non “cancella” la memoria, ma può interferire temporaneamente con le condizioni necessarie per utilizzare al meglio attenzione, memoria di lavoro e capacità di ragionamento.
A 30 gradi le prestazioni possono peggiorare
Il dato che emerge dalla revisione degli studi è che il rapporto tra temperatura e rendimento scolastico non riguarda soltanto una sensazione soggettiva di disagio. Le ricerche analizzate indicano una associazione tra temperature più elevate nelle aule e risultati peggiori in diversi compiti cognitivi. Le attività che richiedono maggiore concentrazione e ragionamento sembrano essere tra quelle più sensibili.
In un esperimento controllato, passare da un ambiente a 30°C a uno a 25°C ha portato a un miglioramento delle prestazioni degli studenti. Il risultato non significa che esista una temperatura perfetta valida per ogni scuola e ogni bambino, ma conferma che il comfort termico può avere effetti concreti sul modo in cui gli alunni riescono a lavorare.
A temperature molto alte, infatti, parte dell’attenzione dell’organismo viene impegnata nella gestione dello stress termico. Questo può rendere più difficile mantenere una prestazione mentale costante per molte ore consecutive.
Perché i bambini possono soffrire maggiormente il caldo
Secondo la pediatra Elena Bozzola, i bambini richiedono un’attenzione particolare durante le giornate molto calde, soprattutto quando trascorrono diverse ore in aule poco ventilate.
Uno dei rischi principali è la disidratazione. Un bambino può dimenticare di bere perché impegnato durante la lezione o durante il gioco, oppure può non avere immediatamente a disposizione acqua sufficiente. Con il caldo e la sudorazione, però, la perdita di liquidi aumenta.
I primi segnali possono comprendere sete intensa, bocca asciutta, mal di testa, stanchezza, irritabilità, sonnolenza e difficoltà a concentrarsi. Per questo non è sempre utile aspettare che il bambino dica spontaneamente di avere sete. Bere regolarmente durante la giornata aiuta a compensare le perdite di liquidi e può ridurre il rischio di arrivare a una condizione di disidratazione.
Un’attenzione maggiore è richiesta nei bambini con alcune patologie croniche, tra cui asma, diabete, problemi renali o disturbi neurologici, e in chi assume farmaci che possono interferire con la regolazione della temperatura. In questi casi le precauzioni durante le giornate molto calde possono essere concordate con il pediatra.
Una borraccia aiuta, ma non risolve il problema dell’aula calda
Portare con sé una borraccia di acqua fresca rappresenta una misura semplice e utile, ma non può compensare completamente un ambiente scolastico eccessivamente caldo.
Secondo le indicazioni riportate dalla fonte, aprire le finestre nelle ore centrali della giornata, quando fuori si raggiungono temperature molto elevate, può persino peggiorare il comfort interno. Anche
Fonte
National Library of Medicine - Climate, Classrooms, and Children: A Systematic Review of Temperature‐Related Impacts on Academic Performance