Il gioco d’azzardo di un genitore può avere conseguenze che vanno oltre la persona che gioca e raggiungono anche i figli. A indicarlo è un nuovo rapporto dell’Australian National University, che ha utilizzato dati raccolti nel tempo su famiglie australiane per studiare in modo più preciso il rapporto tra gioco a rischio dei genitori e benessere dei bambini.
I ricercatori hanno osservato associazioni con diversi aspetti della vita dei figli: salute fisica, benessere psicologico, difficoltà emotive e comportamentali, partecipazione alla vita scolastica e assenze senza il permesso dei genitori. Il quadro emerso non suggerisce però un unico effetto diretto. Una parte importante delle conseguenze sembra svilupparsi attraverso ciò che succede all’interno della famiglia, in particolare quando il gioco si accompagna a difficoltà economiche e modifica la qualità delle relazioni tra genitori e figli.
Il lavoro, intitolato Risky parental gambling and child wellbeing, è stato realizzato dal Centre for Gambling Research dell’ANU e combina l’analisi di grandi studi di popolazione con interviste a professionisti che lavorano con bambini e famiglie.
Cosa si intende per gioco d’azzardo genitoriale “a rischio”
Gli autori utilizzano l’espressione “risky parental gambling” per indicare situazioni in cui un genitore o un caregiver presenta un qualche livello di rischio di problemi legati al gioco, individuato attraverso strumenti validati oppure segnalato direttamente dalla persona o da un familiare.
Non si parla quindi esclusivamente delle forme più gravi di disturbo da gioco d’azzardo. Lo stesso rapporto precisa che conseguenze per i figli possono verificarsi anche quando il comportamento del genitore non raggiunge necessariamente i livelli più severi. Il problema viene quindi affrontato come una questione di salute e benessere familiare, e non soltanto come un comportamento individuale della persona che gioca.
Per studiarne gli effetti, i ricercatori hanno utilizzato due importanti fonti di dati australiane: il Longitudinal Study of Australian Children (LSAC) e l’Household, Income and Labour Dynamics in Australia Survey (HILDA). Entrambi seguono le famiglie nel tempo, permettendo di osservare come determinate condizioni possano essere associate agli esiti successivi.
Salute fisica dei figli: cosa è emerso
Nei due database analizzati, il gioco a rischio dei genitori è risultato associato a peggiori indicatori di salute fisica dei bambini. I figli esposti mostravano più frequentemente una minore funzionalità fisica e, soprattutto tra i più piccoli, una maggiore probabilità di avere un peso corporeo al di fuori dell’intervallo considerato normale, quindi condizioni di sottopeso o sovrappeso.
Questo non significa che il gioco del genitore determini direttamente il peso del bambino. Il rapporto mostra piuttosto una rete di possibili collegamenti, nella quale possono entrare in gioco disponibilità economiche, organizzazione della vita familiare, stress e qualità delle cure quotidiane.
Gli autori sottolineano proprio questo aspetto: molte delle associazioni osservate sembrano passare attraverso alterazioni più ampie del funzionamento della famiglia, anziché essere il risultato del comportamento di gioco preso isolatamente.
Effetti anche sulla salute mentale
Un altro risultato riguarda il benessere psicologico. Il gioco d’azzardo genitoriale a rischio è risultato associato a peggiori condizioni di salute mentale nei figli, compreso un numero maggiore di diagnosi psicologiche e una maggiore presenza di problemi emotivi e comportamentali.
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Anche in questo caso il rapporto non stabilisce che il gioco sia necessariamente la causa diretta di una determinata condizione psicologica. Vivere in un ambiente familiare segnato da difficoltà finanziarie, tensioni, cambiamenti nelle relazioni o instabilità può rappresentare un insieme di fattori capace di incidere sul benessere di un bambino.
Per questo gli autori invitano a guardare al fenomeno in modo più ampio, considerando non soltanto quanto una persona giochi, ma cosa quel comportamento produce nella vita quotidiana della famiglia.
A scuola meno coinvolgimento e più assenze
Le differenze osservate riguardano anche l’istruzione. I bambini esposti al gioco a rischio dei genitori mostravano un minore coinvolgimento nella vita scolastica ed erano più frequentemente assenti senza l’autorizzazione dei genitori.
La ricerca interpreta questi risultati all’interno dello stesso quadro familiare. Quando problemi economici e relazionali diventano persistenti, possono influenzare la routine domestica, il supporto ricevuto dal bambino e la capacità dei genitori di seguirne regolarmente la vita scolastica.
Salute, comportamento e scuola non emergono quindi come settori completamente separati, ma come aspetti che possono essere influenzati dallo stesso contesto.
Le difficoltà economiche sembrano avere un ruolo centrale
Tra i risultati più consistenti dello studio compare il peso delle difficoltà finanziarie. Nei modelli utilizzati dai ricercatori, i problemi economici rappresentavano uno dei principali fattori attraverso i quali il gioco a rischio dei genitori risultava collegato a conseguenze negative nei figli.
Il denaro perso attraverso il gioco può ridurre le risorse disponibili per il nucleo familiare, ma il problema non si limita necessariamente alla capacità di sostenere una determinata spesa. Lo stress economico può influire sulle relazioni, sulla salute mentale degli adulti, sulla qualità della genitorialità e sull’organizzazione della vita quotidiana. Sono tutti elementi che, a loro volta, possono coinvolgere direttamente i bambini.
Secondo gli autori, è quindi più corretto considerare il gioco problematico come un fenomeno che può alterare gli equilibri complessivi della famiglia.
Una buona relazione genitore-figlio può fare da protezione
Lo studio ha individuato anche fattori associati a esiti migliori. In particolare, pratiche genitoriali positive e una relazione solida tra genitori e figli sono risultate costantemente fattori protettivi, capaci di attenuare alcune delle associazioni negative osservate.
Il dato è importante perché indica che la presenza di un comportamento di gioco a rischio non porta automaticamente allo stesso risultato in ogni famiglia. Il modo in cui i genitori mantengono il rapporto con i figli, la qualità del sostegno e la stabilità delle relazioni possono contribuire a modificare l’impatto della situazione.
Proprio per questo gli autori propongono interventi che non si concentrino soltanto sulla persona che gioca, ma tengano conto dell’intero nucleo familiare.
Il problema spesso rimane nascosto
La seconda parte della ricerca ha coinvolto 15 professionisti che lavorano nei servizi dedicati al gioco d’azzardo oppure nel sostegno generale a bambini e famiglie nell’Australian Capital Territory. Dalle interviste emerge un problema ulteriore: le conseguenze del gioco sui bambini vengono spesso riconosciute con difficoltà.
Secondo gli operatori, il fenomeno può rimanere nascosto a causa della normalizzazione del gioco d’azzardo, dello stigma e della vergogna, oltre che della complessità delle situazioni familiari coinvolte. Non è raro che altri problemi più immediatamente visibili prendano il sopravvento durante la presa in carico.
Violenza familiare, problemi di salute mentale oppure consumo di alcol e altre sostanze possono apparire come questioni prioritarie, mentre il ruolo del gioco rimane sullo sfondo e i bambini coinvolti non vengono identificati direttamente come persone che stanno subendo un danno.
Non servirebbero necessariamente nuovi servizi
Una delle conclusioni del rapporto riguarda proprio il modo in cui intervenire. Secondo gli autori, per migliorare l’assistenza ai figli delle persone con problemi di gioco non sarebbe necessario creare un sistema completamente nuovo di servizi.
Una strategia più utile potrebbe essere quella di integrare maggiormente il tema del gioco nelle strutture che già seguono famiglie e minori.
Durante le valutazioni familiari, per esempio, potrebbe essere opportuno chiedere anche della presenza di comportamenti di gioco problematici, quando il contesto lo rende pertinente. Gli operatori potrebbero inoltre ricevere strumenti pratici per affrontare l’argomento senza giudizio e riconoscere prima eventuali segnali di difficoltà.
Il rapporto propone anche una maggiore collaborazione tra servizi per il gioco d’azzardo, sostegno alle famiglie, consulenza finanziaria, salute mentale e strutture che si occupano di violenza domestica.
Il gioco dei genitori è anche una questione di salute dei figli
Uno degli obiettivi dello studio è cambiare il modo in cui viene considerato il problema.
Tradizionalmente l’attenzione si concentra sulla persona che gioca e sulle conseguenze economiche o psicologiche che subisce direttamente. I bambini vengono spesso inseriti nella categoria generale delle persone indirettamente coinvolte.
Gli autori ritengono invece che i figli debbano essere considerati persone colpite in prima persona dalle conseguenze del gioco familiare, proprio perché dipendono dagli adulti per risorse economiche, cure, stabilità e sostegno emotivo.
In Australia, poco più della metà degli adulti ha dichiarato di aver partecipato ad almeno una forma di gioco d’azzardo nei 12 mesi precedenti. Solo una parte sviluppa conseguenze gravi, ma i danni legati al gioco possono raggiungere una quota più ampia della popolazione e coinvolgere anche familiari che non giocano.
Lo studio mostra associazioni, non un destino inevitabile
I risultati devono essere letti con una distinzione importante. L’analisi è longitudinale e basata su grandi dati di popolazione, ma non si tratta di un esperimento nel quale i ricercatori possano stabilire con certezza che il gioco d’azzardo di un genitore abbia causato direttamente un determinato problema nel figlio.
Le associazioni osservate possono essere influenzate da più elementi che convivono nelle stesse famiglie.
Il valore dello studio sta soprattutto nell’aver mostrato che il legame compare in modo consistente in due diversi grandi database australiani e che alcuni meccanismi, in particolare le difficoltà finanziarie e il funzionamento familiare, ricorrono nelle analisi.
Il quadro che ne deriva è meno semplice del rapporto “genitore gioca, figlio sta peggio”, ma probabilmente più utile: il gioco a rischio può inserirsi in una catena di difficoltà economiche e relazionali che finiscono per coinvolgere anche salute, benessere e vita scolastica dei bambini.
Riconoscere prima queste dinamiche potrebbe permettere ai servizi di intervenire non soltanto sulla dipendenza o sul comportamento di gioco dell’adulto, ma anche sulle conseguenze che l’intera famiglia sta già affrontando.
Fonte:
Australian National University - Risky parental gambling and child wellbeing