Cibi ultra-processati e cuore: cosa dice davvero l’ultimo studio

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Aprile, 2026

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Il rapporto tra alimentazione e salute del cuore è ben documentato, ma una recente ricerca ha spostato l’attenzione su un aspetto specifico: il grado di trasformazione industriale degli alimenti. Secondo uno studio pubblicato su JACC: Advances, un consumo elevato di cibi ultra-processati è associato a un rischio sensibilmente più alto di eventi cardiovascolari, come infarto e ictus.

L’indagine ha coinvolto 6.814 adulti statunitensi tra i 45 e gli 84 anni, inizialmente senza diagnosi di malattie cardiovascolari. I partecipanti sono stati monitorati per circa 12 anni, durante i quali sono stati raccolti dati sulle loro abitudini alimentari e sugli eventuali eventi clinici.

Cosa sono davvero i cibi ultra-processati

Quando si parla di cibi ultra-processati non ci si riferisce semplicemente a prodotti lavorati, ma a preparazioni industriali composte in larga parte da ingredienti raffinati o sintetici. Si tratta di alimenti costruiti a partire da sostanze estratte da altri cibi, come oli, zuccheri e amidi, oppure da additivi creati in laboratorio.

Questi prodotti sono ormai molto diffusi nella dieta quotidiana e spesso includono snack confezionati, cereali per la colazione, piatti pronti, bevande zuccherate e vari prodotti da banco refrigerato o surgelato. In molti casi, vengono scelti per praticità e durata, più che per valore nutrizionale.

I risultati osservati nel lungo periodo

L’analisi ha evidenziato una differenza marcata tra chi consuma grandi quantità di questi alimenti e chi ne fa un uso più limitato. I partecipanti con l’assunzione più alta, circa 9,3 porzioni al giorno, hanno mostrato un rischio del 67% più elevato di sviluppare eventi cardiovascolari rispetto a chi si fermava a circa 1,1 porzioni.

Il rischio aumenta in modo progressivo. Ogni porzione aggiuntiva giornaliera è stata associata a un incremento del 5,1%. Questo andamento suggerisce che non è tanto il singolo alimento a fare la differenza, quanto l’accumulo nel tempo.


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Va comunque precisato che lo studio descrive una correlazione e non una relazione diretta di causa ed effetto.

Perché questi alimenti incidono sulla salute

Il possibile impatto dei cibi ultra-processati sulla salute cardiovascolare è legato a diversi fattori che tendono a sovrapporsi. Innanzitutto, questi alimenti sostituiscono spesso cibi più nutrienti, riducendo la qualità complessiva della dieta. Inoltre, presentano generalmente quantità elevate di sale, zuccheri e grassi poco favorevoli.

Un altro elemento riguarda il processo produttivo. Le trasformazioni industriali possono modificare la struttura degli alimenti e influenzare il modo in cui l’organismo li metabolizza. Alcuni esperti ipotizzano effetti sul microbiota intestinale e sui meccanismi che regolano fame, infiammazione e metabolismo.

Nel lungo periodo, questi aspetti possono contribuire allo sviluppo di condizioni come ipertensione, alterazioni del colesteroloresistenza insulinica, tutte collegate al rischio cardiovascolare.

Un consumo più diffuso di quanto sembri

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la percezione del consumo. Nove porzioni al giorno possono sembrare molte, ma nella pratica sono facilmente raggiungibili. Questo perché ogni componente di un pasto può essere considerato una porzione separata.

In una giornata tipo, diversi alimenti comuni – dalla colazione confezionata agli snack, fino ai piatti pronti – possono sommarsi senza che ci sia una reale consapevolezza della quantità totale. Consumare cibi ultraprocessati è entrato talmente tanto nel nostro quotidiano che spesso non ci accorgiamo neppure di quanti siano effettivamente.

Gli esperti sottolineano che non è necessario eliminare completamente questi prodotti, ma ridurne il peso complessivo nella dieta. L’obiettivo è trovare un equilibrio sostenibile, privilegiando alimenti freschi o poco lavorati nella maggior parte dei pasti.

Anche piccoli cambiamenti, come cucinare più spesso o scegliere ingredienti semplici, possono avere un impatto nel tempo. Modelli alimentari già studiati, come la dieta mediterranea, offrono un esempio concreto di approccio basato su cibi meno trasformati.

Il messaggio centrale dello studio

Il dato più rilevante non riguarda il singolo alimento, ma il modello alimentare nel suo insieme. Più i cibi ultra-processati diventano una componente dominante della dieta quotidiana, maggiore è il carico complessivo per l’organismo.

Lo studio invita quindi a osservare le abitudini nel loro complesso, senza semplificazioni e senza allarmismi. Anche interventi graduali e realistici possono contribuire a ridurre il rischio nel lungo periodo.

FONTI:

Prevention - Scientists Find Eating This Popular Food Increases Heart Disease Risk By 67%

JACC Advances - Association Between Ultraprocessed Food Consumption and Cardiovascular Disease Risk: MESA (Multiethnic Study of Atherosclerosis)

Ultimo aggiornamento – 31 Marzo, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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